“È molto semplice”. Mi piacciono le cose che piacciono a tutti. Il gol al volo, i dribbling, le rovesciate, il tiro a giro alla Del Piero, le finte, i tackle, le parate impossibili, le esultanze, i passaggi filtranti. I mondiali, la nazionale.
Ci sono degli aspetti, però, che mi hanno sempre colpito più di altri. In positivo e in negativo.

Cosa mi piace del calcio

Del calcio mi piace il fatto che è democratico. Può giocarci chiunque. Alti e bassi, brutti e belli, colti e ignoranti, ricchi o poveri. Tutti possono giocare a calcio! Dalle favelas in Brasile alle grandi metropoli della Cina, dai quartieri caldi dell’Africa alle coste gelide del Nord Europa. Il calcio è di tutti. Non richiede nulla di specifico, come ad esempio può essere per gli sport invernali, acquatici, etc. Certo, evitare un clima troppo rigido sarebbe meglio.
Tutti possiamo giocare. Sei basso? Un ruolo si trova. Sei lento? Un ruolo si trova anche in questo caso. Sei povero? Tanti calciatori hanno iniziato giocando scalzi. Non tutti diventeranno professionisti, campioni; pochi scriveranno la storia di questo sport, è ovvio, ma ci sono le categorie e da qualche parte un posto lo si trova sempre. Si trovano sempre altri 10 ragazzi con cui divertirsi, ma potrebbero bastarne meno.
Democratico.

Mi piace poi l’imprevedibilità. Quanti episodi clamorosi ci sono stati nella storia? Sconfitte incredibili, rimonte pazzesche, scudetti persi all’ultima giornata.
El Maracanazo: «Era tutto previsto, tranne il trionfo dell’Uruguay».
«Clamoroso al Cibali!»
Il 5 maggio, il Leicester, Roma-Barcellona, l’Atalanta in Champions League.
Se dopo 100 anni siamo ancora qui a parlarne è anche per questo motivo. Il calcio non è una scienza esatta. Ne possiamo discutere all’infinito. Basta vedere con le scommesse. Tanto vinci, tanto perdi. Puoi essere bravo quanto ti pare.
Imprevedibilità.

Cos’altro mi piace. Mi piace la maglia numero 10. Ecco. La 10! Tutto ciò che questa maglia rappresenta, simboleggia. Il numero dei campioni per antonomasia. Da Pelé a Maradona, Platini, Baggio, Del Piero, Ronaldinho, Messi. Il 10 che solitamente è il giocatore più talentuoso della squadra, quello che ti fa vincere le partite, ti fa vendere le magliette, biglietti, abbonamenti.
Il 10 è classe, eleganza, bellezza. Veder giocare un 10 a calcio è come assistere a uno spettacolo di magia: in qualsiasi momento, dal nulla, puoi rimanere a bocca aperta. Quando guardo una partita e non conosco le due squadre, la prima cosa che faccio è… guardo i giocatori che indossano quella maglia.
La numero 10!

Cosa non mi piace del calcio

Ecco. Veniamo al dunque. Cosa non mi piace. Al primo posto, senza nemmeno doverci pensare, non mi piace la mancanza di obiettività dei tifosi. Il litigare sempre per qualsiasi cosa. È rigore, non è rigore. Siamo più forti, no non lo siete. Il mio giocatore è più figo del tuo. Noia! Noia…
Non mi piace quando non si riconosce o non si ammette la bravura dell’avversario. Quando non si riesce ad applaudire chi ti batte. Lo ripeterò fino allo sfinimento: anche gli avversari possono essere bravi.

Purtroppo nel calcio c’è troppo, troppo odio. Persino tra tifosi della stessa squadra. È assurdo. Non ha senso. Amare una squadra non significa odiare tutto il resto. Non è questo che insegna lo sport, né tantomeno Pierre de Coubertin.
Chi è Pierre de Coubertin? È stato il fondatore delle Olimpiadi moderne, a cavallo tra ‘800 e ‘900.
«L’importante nella vita non è solo vincere, ma aver dato il massimo. Vincere senza combattere non è vincere!»
Ve ne parlerò meglio più avanti magari. Un pezzo interamente dedicato.
L’odio tra tifosi è la cosa che mi piace meno.

Poi, ci sono altre piccole cose, ma niente di importante. Forse dovrei parlare dell’aspetto economico. I soldi e il business non mi piacciono. Non perché io faccia il moralista sugli stipendi e sulle cifre che girano, mi frega fino a un certo punto, ma perché molto più banalmente mi affeziono ai giocatori. Tanto. Troppo. Sbaglio io, lo so. Mi affeziono e ci resto male quando li vedo andare via. Come per un genitore quando il figlio va all’estero. È felice per la sua nuova avventura, per il suo lavoro, ma dentro di sé aspetta sempre il suo ritorno. Sono uno sentimentale, è un mio difetto, anche un po’ nostalgico, e la velocità con cui oggi si susseguono i fatti nel calcio personalmente fatico a gestirla.

Questo qui in breve è ciò che mi piace e non mi piace del calcio. Spero l’abbiate trovato interessante.

Potete leggere se volete la prima parte di questa lunga pagina di Diario Calcistico:

Domande random sul calcio. Giocatore preferito, allenatore, campionato… Messi o Ronaldo?

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