Sono un estimatore della Premier League e del calcio inglese in generale. È il campionato estero che guardo con più interesse, è il primo di cui controllo i risultati.
Chi come me ha iniziato a seguire il calcio con passione tra gli anni ’90 e 2000, non può non ricordare il Manchester United di sir Alex Ferguson e dei suoi bad boys. Gli eroi del mitico ’99. Schmeichel, Stam, Neville, Giggs, lo spice boy David Beckham, la coppia d’attacco Cole e Yorke, più O. G. Solskjær (the Baby-Faced assassin). E ancora Roy Keane e il silent hero Paul Scholes.
Chi è un po’ più giovane si ricorderà meglio di Evra, Rio Ferdinand, Rooney, Carlitos Tévez e un certo Cristiano Ronaldo.
Come dimenticare l’Arsenal degli invincibili di Arsène Wenger, imbattuto nel campionato 2003/04 con 90 punti. L’Arsenal di Arsène, praticamente un marchio di fabbrica. Tra gli indimenticabili, primo fra tutti ovviamente Thierry Henry, capocannoniere con 30 gol; poi i vari Lehmann, Sol Campbell, K. Touré, Cole, Gilberto Silva, Vieira, Pirès, Ljungberg, Parlour, Bergkamp, Wiltord.
È il mio campionato estero preferito. Non lo nascondo.
In questi mesi ho letto sui vari social che è un campionato sopravvalutato. Non condivido. Il ranking Uefa parla chiaro. Seconda posizione dietro la Spagna.
In campo europeo abbiamo visto 4 squadre qualificate ai quarti di Champions, e 4 finaliste inglesi se consideriamo l‘Europa League. Se escludiamo la Juventus, unica squadra italiana che prova a stare al passo in campo internazionale, abbiamo il Napoli seconda forza del nostro campionato che si fa eliminare addirittura due volte da una squadra inglese: prima dal Liverpool in un vero e proprio scontro diretto, poi dall’Arsenal in EL.
Se confrontiamo in ordine di classifica le squadre di entrambi i campionati, possiamo paragonare le rose di Inter, Atalanta, Milan e Roma con Chelsea, Tottenham, Arsenal e Man. United? Mi sembra una follia.
Quanti giocatori dell’Inter giocherebbero oggi nel Tottenham? Forse i difensori centrali. I Kane, Son, Eriksen, Alli, Sissoko, Trippier, Lucas, chi glielo dovrebbe togliere il posto?
Gli Hazard, Kanté, Ozil, Aubameyang, Lacazette, Pogba, Lukaku non giocherebbero nel Milan o nella Roma? Ne dubito fortemente. Quanti giocatori della Roma o del Milan invece giocherebbero titolari nel Chelsea o nell’Arsenal?
Senza dimenticare Higuain, arrivato al Milan come un eroe e oggi relegato in panchina al Chelsea. Infine, Ramsey che ha potuto accasarsi addirittura alla Juve, la prima della classe.
È verissimo, molti giocatori sono stati strapagati e più volte abbiamo la percezione che vengano sopravvalutati. Ma non dobbiamo confondere il valore tecnico con quello di mercato. Le cifre sono state sballate anche dagli sceicchi del PSG e del City.
È risaputo che la Premier è il campionato più ricco. È normale, è il campionato più seguito al mondo. Non c’è paese che non trasmetta le partite del campionato inglese. Persino la Championship ha un pubblico importante.
Però, alcuni giocatori che inizialmente sembravano costosi si sono dimostrati dei campioni. Alisson e van Dijk su tutti. Lo stesso de Bruyne quando lasciò il Wolfsburg per una cifra di 76 milioni ad alcuni sembrò eccessivo, memori dell’esperienza al Chelsea.
Pogba allo United ha avuto problemi con Mourinho, ma quanti juventini lo avrebbero ceduto per una cifra inferiore in quel momento?
Guardando in casa nostra, che cifre girano quando sentiamo parlare di Barella, Zaniolo, Chiesa, Insigne?
È il mercato che è cambiato e abbraccia molti altri aspetti, includendo più parametri. Tornando al discorso degli sceicchi e in particolare al Manchester City: una squadra che non vinceva una Premier dal ’68 è logico e comprensibile che vada a spendere molto all’inizio per convincere i giocatori ad andare da loro. E così sono arrivati gli Aguero, Tévez, Dzeko, Y. Touré, David Silva, Kolarov, etc.; 6 campionati in tutta la storia, 4 arrivati dal 2012.
Discorso analogo per il primo Chelsea di Abramovic. Un solo campionato vinto nel lontano ’55, poi 5 vittorie negli ultimi 15 anni.
Vanno ricordati anche alcuni colpi a basso prezzo. Facendo l’esempio del Liverpool, Mané Firmino e Salah sono costati relativamente poco se si considera il loro valore attuale nel mercato. Stesso discorso per Hazard e Kanté.
Spendere e spandere senza idee, competenza e allenatori capaci serve a poco.
La Premier League ha avuto una crescita importante sotto tutti i punti di vista. Anche sul piano del gioco. I vari Klopp, Guardiola, Conte, Sarri, Emery, Pochettino, etc., per forza di cose hanno portato idee nuove. All’atletismo e all’agonismo che hanno sempre contraddistinto e dominato il calcio inglese, sono stati aggiunti nuovi elementi di natura tattica, tecnica, filosofica. Non che prima mancasse tutto questo, ci mancherebbe, ma mai come in questi ultimi anni si è venuto a creare un miscuglio, ancor più ricco e variegato, sia nel calcio che in tutti i settori professionali. E sembra funzionare. Funziona. La Premier funziona.
Piccola parentesi: ci sono stati anche degli errori, sia chiaro. Balotelli al Liverpool per il dopo Suarez fu un disastro. Moyes allo United per il dopo Ferguson ancora peggio. Questi sono i due casi più eclatanti, andando a memoria.
Ma quanti errori di mercato hanno fatto Inter, Roma, e Milan solo negli ultimi 5 anni? Non sto nemmeno ad elencarli.
La Premier oggi è un sistema che funziona, fa audience e incassi superiori a ogni altro campionato per club. Progetti, stadi nuovi, coraggio, investimenti. Investitori. Ecco. Pensate che gli investitori cadano dal cielo?
Perché da noi scappano o nemmeno ci provano a venire? Vedete Pallotta con la Roma e lo stadio, che caos! O Inter e Milan che anche con le nuove proprietà non riescono a fare passi in avanti. Sono bloccati. Paralizzati. Anche dalla politica, a volte locale, altre volte nazionale.
E, intanto, la Premier continua a crescere.
Possiamo parlare anche del discorso arbitrale. Difficilmente un arbitro fischia ogni 5 secondi in Inghilterra, cosa che invece accade spesso in Italia. E ciò favorisce la continuità del gioco e quindi lo spettacolo.
Possiamo parlare della storia, delle tradizioni, di quanti club abbiano più di 100 anni di vita.
Ma soprattutto, per come la vivo io, possiamo e dovremmo parlare del fattore culturale.
Da ex studente di Scienze Motorie, oggi laureato, non immaginate quante volte mi è stato detto che la mia scelta universitaria fosse ridicola.
“La tua laurea non vale niente!”
Come se studiare fisiologia, biochimica, anatomia, metodologia dell’allenamento, biomeccanica, alimentazione, etc., fosse un passatempo.
Avrei dovuto scegliere ingegneria, economia, giurisprudenza. Tutte facoltà nobili, sicuramente, ma perché per forza quelle?
In Italia vieni giudicato se guardi le partite di calcio da adulto. Come se fosse una perdita di tempo, un capriccio che ti distrae dalle cose importanti. Dal lavoro, dalla politica, dalla famiglia. Come se uno non potesse fare più cose. Non è affatto così, ovviamente. Una passione è una passione, ciò non esclude il resto per quanto mi riguarda.
Al contrario, lo sport nei paesi anglosassoni è partecipazione, è integrazione. Che tu lo pratichi, o meno. Che tu sia un atleta o un semplice spettatore. Un tifoso. Per non parlare delle università, in America soprattutto, che offrono borse di studio per meriti sportivi.
Concludo. Per quanto mi riguarda la Premier League non è assolutamente un campionato sopravvaluto. Ha pregi e difetti, come tutti. È in continua crescita e il suo potenziale economico non potrà che contribuire ulteriormente all’arrivo di altri grandi giocatori e allenatori. Investimenti e investitori, figli dello stesso sistema funzionante.
A oggi, io non vedo come si possa ridurre in breve tempo il gap dalla Premier. Sotto tutti i punti di vista.